Chiudete la mia dispensa.
Piango in continuazione, non voglio dargliela vinta.
Mi sento veramente male. Sto cercando di combattere contro me stessa ma è così stancante che non mi resta forza per fare altro. Non voglio mangiare più. Poi penso che devo smetterla di fare queste pensate, comincio a mangiare e mangio troppo. In realtà mi rendo conto che mezza pizza la sera non è troppo. Come non è troppo mezzo piatto di pasta. Non è troppo la colazione con 250ml di latte e caffè e 30 g di cereali (forse è il pasto migliore che faccio in realtà). Ogni tanto faccio uno spuntino il pomeriggio ma mi mantengo sul tè con tre – quattro biscotti. Però poi mi sento piena da fare schifo, mi viene voglia di vomitare, dico che no, non mangerò più.
È un bruttissimo circolo vizioso che mi perseguita da anni, dopo che sono uscita da quei tre mesi di pseudobulimia. Mi imbottivo di merendine tutto il giorno per vomitare la notte, quando le mie coinquiline andavano a dormire. Oppure mangiavo pochissimo ma mi sentivo in colpa comunque. Tutto comincia per causa di un disagio, più o meno grave, e continua con il numero dei disagi che cresce in maniera esponenziale fino ad arrivare a crisi di panico e paura delle lame, paura di se stessi e dell’autolesionismo. Non è ancora venuto il momento per me di spiegare il come e il perché è iniziato il tutto, né come è finito quel preciso periodo. La cosa peggiore è che i miei non lo sanno. Stavo a Catania, loro a Siracusa, e comunque io ho sempre avuto periodi di magrezza contrapposti a visibile rotondità, i disturbi alimentari sono sempre stati una mia tendenza, cosa che rende a chi mi conosce da anni ancora più difficile capire che ho un problema (se non è veramente interessato a capirlo).
La cosa importante da dire e da ricordare sempre per me è che anche se la tentazione di ricaderci è forte non devo dargliela vinta. Ho degli ottimi incentivi per combattere e non devo dimenticare la motivazione maggiore: la mia salute fisica e mentale.
Ho deciso di raccontare, seppur brevemente, questa storia perché così sarò ulteriormente costretta a non tornare su quella strada. Vero è che non si vede se vomito però si vede se sto male. Metto anche una fotografia di me la settimana scorsa. Peso 58 kg (è ancora lo stesso). Siete tutti autorizzati a chiedermi quando vi va il mio peso e anche di mandarvi una foto con data dei miei occhi per capire in che stato sono le mie occhiaie. Grazie a tutti per l’attenzione.
P.S.: Questa è chiaramente una richiesta di aiuto e per la prima volta nella mia vita, seppur piangendo, non me ne vergogno.

Ho letto la tua richiesta d’aiuto nella HoS, su Friendfeed, dove peraltro sono in auto-sospensione – perciò scrivo qui, anche perchè DM non posso mandarteli (non sei iscritta al mio feed). Mi piacerebbe tanto che questa tua richiesta d’aiuto potesse servirti, te lo auguro di cuore. In ogni caso volevo farti sapere che l’ho letta. Ho avuto a che fare a lungo con una ragazza che aveva questo tipo di problema, all’incirca, almeno per come lo descrivi. E’ vero, è importante fermare innanzitutto il circolo vizioso – attacchi bulimici ->senso di colpa->autodistruttività->nuovi attacchi – ma bisogna anche intervenire più a fondo, sulle cause di questo disagio, che solo tu conosci. In ogni caso, è bene che tu abbia scelto di cercare aiuto. E’ già un passo molto importante, costruttivo. Coraggio.
Grazie Kaspar. Oggi ho deciso di mettermi a nudo proprio per sentirmi in qualche modo costretta a controllarmi e non cadere più. Più o meno credo che la causa principale sia un senso di inadeguatezza nei confronti di me stessa. Mi colpevolizzo molto facilmente e non mi permetto mai di sbagliare e se lo faccio mi punisco. Sono ormai anni che cerco di fare autocritica e penso di essere arrivata alla causa ma ancora non alla soluzione della causa. Spero di arrivarci presto perché sono veramente stanca. Grazie dell’appoggio.
Vedi, tu stessa scrivi che fai “autocritica” da anni. Inevitabile sentirsi inadeguati. Smettere di criticarti sarebbe essenziale. Difficile, se sei stata abituata a vivere in un mondo in cui essere voluta bene significava anche dover accettare continue critiche, un continuo senso di inadeguatezza. Di solito succede da piccoli, in casa. Ora come imparare a volersi bene, e farsi volere bene, senza confondere la critica e l’autocritica con l’affetto altrui e l’amor proprio? Un giorno farò il mio coming-out anche io e racconterò la mia forma di bulimia, che non è alimentare ma è altrettanto autodistruttiva. Purtroppo, è difficile davvero imparare a volersi bene in un modo diverso da quello che si è appresi molto presto. Bisogna lavorare molto su sè stessi, ma anche trovare l’aiuto di qualcuno che ti voglia bene davvero – e di un bene diverso da quello che conosci, un bene che all’inizio potrebbe sembrarti perfino il peggiore dei mali(proprio perchè non sapresti riconoscerlo, non essendoci abituato/a).
Quando si è il genio di casa e poi ci si sente d’improvviso solo un peso… Ora devo imparare a volermi bene anche se sbaglio, capire che non devo per forza essere sempre perfetta e imparare a volermi bene del bene di cui parli tu, bene che forse ancora non ho capito.
Io voglio vivere i miei pasti serenamente e le mie giornate senza l’angoscia del pasto precedente o successivo, voglio pensare ad altro. Voglio impiegare lo stesso tempo e le stesse forze in altro. Per fortuna la mia non è più una condizione permanente, sono periodi (per quanto lunghi). Ecco, vorrei che questi periodi non tornassero per nulla.
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e tu non devi nascondere il problema. le altre persone sono scalini. chi più utile, chi meno. ma lo devi fare solo per stare bene tu. prima viene la tua serenità, poi quella con lui, poi quella con il mondo. si, sono un inguaribile ottimista…
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@aranciaverde: sì, infatti. Preferirei scomparissero ma già diminuissero di intensità mi farebbe sperare bene. @Vale :*
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